
Oggi inizieremo parlando di politica e di fossili viventi. E no, non ci stiamo riferendo ad alcuni senatori ultraottuagenari, ma a delle creature ben più sorprendenti: le meduse.
Questi animali che popolano gli abissi sono tra i primi a essere apparsi nella storia della vita e si presentano in un’incredibile eterogeneità di forme e caratteristiche. Tra le tante varietà, una delle più sorprendenti presenta una caratteristica apparentemente impossibile: ha 25 occhi e nessun cervello. Ed è la testimonianza evolutiva di come tutto il nostro vivere sia condizionato dal senso della vista, nonché di come processi incredibilmente complessi come le emozioni o il pensiero siano il mero risultato dello sviluppo di un organo preposto a distinguere la luce dal buio: l’occhio.
L’occhio umano è una macchina raffinatissima capace di performance straordinarie: è in grado compieremovimenti fulminei di natura matematicamente discreta che si focalizzano esclusivamente su quelli che il cervello percepisce come punti d’interesse, tralasciando le informazioni secondarie (movimenti saccadici). In altre parole siamo in grado di individuare un’informazione rilevante e di ‘posare’ lo guardo su di essa, tralasciando ogni altra informazione visiva, con un movimento oculare che ha un’ampiezza di 20° ma unavelocità di 900°/sec.
Cos’ha a che fare tutto questo con la politica? Ve lo spieghiamo attraverso uno studio presentato dal dott. Liuzza al convegno “Neurosocietà”, organizzato dalla facoltà di psicologia dell’Università La Sapienza nell’ambito della Brain Awareness Week 2010.
Un campione selezionato di individui è stato sottoposto a un contesto sperimentale finalizzato all’analisi delrapporto tra segnali attentivi, effetto dei distrattori e loro status sociale. Semplifichiamo: su uno schermovenivano mostrate delle frecce che indicavano una direzione (destra o sinistra), e in contemporanea dei volti statici, sia di persone comuni che di politici, il cui sguardo (neutro alla comparsa dell’immagine) si muoveva in una direzione randomica che poteva essere uguale o opposta a quella della freccia. Una telecamera posta sullo schermo registrava la saccade dello spettatore.
Mentre i segnali attentivi convenzionali (ad esempio le frecce) sono il risultato di un’interpretazione e quindi richiedono un processamento cerebrale relativamente più lungo, i segnali attentivi biologici (come il movimento degli occhi) vengono istintivamente interpretati dal cervello, che attiva automaticamente queineuroni specchio sui quali ci siamo già soffermati in passato.
I risultati del suddetto esperimento, per quanto ancora incompleti, hanno confermato un interessante dato che però non ci è nuovo: siamo tutti macachi. Infatti così come la struttura sociale dei primati si delinea spontaneamente poiché l’effetto attentivo è modulato dallo status sociale del distrattore, anche tra gli uominiil potere detenuto da un individuo arriva a incidere in modo subliminale sull’interpretazione immediata di un segnale visivo.
Mentre i segnali biologici inviati dai distrattori anonimi non facevano registrare un’apprezzabile differenza rispetto ai segnali convenzionali, quelli inviati dai politici avevano una forte predominanza sulle frecce, confermando l’assunto di cui sopra. I risultati sono stati statisticamente bilanciati escludendo gli estremi e ottenendo un indice di efficienza (IE) risultante dal quoziente del tempo di risposta (RT) per l’accuratezza dello sguardo (ACC).
Interessante come i politici più influenti fossero quelli generalmente riconosciuti come più informali (nello specifico Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro). Questo a causa della loro maggiore capacità, evidentemente misurabile anche in un contesto così controllato, di influire attraverso le ‘dimensioni di personalità’. Tramite modelli come quello del Big Five, i due risultano infatti i leader maggiormente capaci di attivare quella che con un termine alquanto auto-esplicativo viene definita similarità percepita.
Morale della favola? Se siete un politico cercate di somigliare il più possibile al vostro elettorato. Tanto, volenti o nolenti, siamo tutti scimmie.















